di Eleana Elefante
SPECIALE SUL CONFLITTO IN SUDAN E LE SUE RIPERCUSSIONI SU EGITTO, LIBIA E EUROPA.
Sono ancora molte le persone che rischiano la vita per raggiungere l’Europa ed è sempre la disperazione che li induce milioni di persone ad intraprendere quel pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo. Mentre in tutta l’Europa gli arrivi di persone migranti sono in calo di circa il 20%, la rotta del Mediterraneo centrale, quella che dalla Libia e dalla Tunisia porta in Italia, registra un aumento nel primo semestre dell’anno, riconfermandosi la rotta migratoria marina più attraversata e pericolosa al mondo. La seconda più battuta è quella del Mediterraneo orientale, che porta in Grecia, con oltre 15.600 attraversamenti irregolari nei primi 6 mesi dell’anno (nonostante un calo del 30% rispetto allo stesso periodo del 2024).
La Libia rimane il principale hub di partenza, con un incremento significativo che compensa il calo delle partenze dalla Tunisia, dove le Autorità di Frontiera, incentivate dai lauti compensi europei, hanno intensificato gli sforzi per frenare ingressi ed uscite irregolari dal Paese. Di contro, in Libia, le maglie dei controlli si sono progressivamente allargate. Le cause sono principalmente tre: l’inasprimento delle instabilità che la attanagliano da oltre un decennio; la virulenta guerra in Sudan che sta provocando uno consistente movimento migratorio che sfocia nel Paese Nord- Africano; l’ Egitto che, con le sue politiche repressive legittima violenti retate e deportazioni verso i migranti, in particolar modo verso i sudanesi, spingendoli in Libia. Tutto questo ha ad oggi determinato un aumento del +134 % di arrivi sudanesi in Europa nei primi cinque mesi del 2025.
I DATI SUI FLUSSI IN ITALIA. Da inizio anno, 29.903 persone hanno raggiunto le nostre coste attraverso il Mediterraneo centrale. In tutto il 2025 ne arrivarono 26.015. Nel solo mese di Giugno 2025, 6.932 persone contro le 4.902 di Giugno 2024. Un trend di aumento già segnalato nei mesi di Aprile e Maggio 2025, come indicato nei rispettivi Report. Intense attività di ricerca e soccorso, coordinate tra Guardia Costiera italiana e navi umanitarie del soccorso civile, hanno messo in salvo sino a 800 persone al giorno. Le nazionalità maggiormente coinvolte in questo esodo sono: Bangladesh con 9.691 persone; Eritrea con 4.338; Egitto con 3.516; Pakistan con 2.619. Seguono l’ Etiopia con 1.415; la Siria con 1.086 e il Sudan con 986. I minori non accompagnati arrivati in questo primo semestre dell’anno sono già 5.146, contro gli 8.752 di tutto il 2024.
I NAUFRAGI. Da Gennaio al 30 Giugno, 752 persone migranti sono morte nel Mediterraneo. Di queste, 542 persone hanno perso la vita sulla rotta del Mediterraneo centrale (Libia/Tunisia→Italia).
Il dato rappresenta il 70% delle perdite di vite umane per naufragio in tutta l’area del Mediterraneo, per questo definita la più letale al mondo. A questi naufragi si sommano tutti quelli non conosciuti e quelli in cui non è stato possibile recuperare i corpi (incalcolabili). L’ultimo naufragio è avvenuto oggi, 30 Giugno 2025 a 45 miglia nautiche da Lampedusa (area SAR tunisina-Maltese). Il barcone di 12 metri aveva a bordo oltre 90 migranti, persone originarie in larga parte del Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea Konakry, Mali, Senegal e Sudan. Una donna di soli 30 anni è deceduta ed è ora presso il cimitero di Cala Pisana. I superstiti sono 87 ma ci sarebbero almeno 5 dispersi. Tra loro ci sono 23 donne e 10 minori. Tutti sono stati condotti presso l’hotspot dell’isola di Contrada Imbriacola. Hanno riferito di essere partiti da La Louza in Tunisia. A inizio mese, il 9 Giugno, sulla spiaggia di Marsa Matrouh, zona Aziziya, a ovest di Barani, al confine con l’Egitto, sono stati rinvenuti i resti di un naufragio. Totale morti e dispersi: 10. Situazione simile è avvenuta anche il 13 Giugno a un barchino partito da Tobruk, nella Libia orientale che, ha registrato un numero totale di morti e dispersi di 40 persone. Alcuni dei resti sono stati recuperati sulla spiaggia di Uqaylah vicino ad Al Qa’arah, 25 km a est di Tobruk, Libia. L’incremento di mortalità (quasi doppia rispetto a prima del 2016) è collegato a restrizioni nelle zone SAR (Search & Rescue Area), riduzione delle attività di monitoraggio delle autorità competenti, ritardi nei soccorsi e deviazioni più pericolose delle rotte. Da inizio Giugno vi è stato infatti un aumento dei migranti in transitano dalla Libia orientale (Cirenaica) verso la Grecia. Ne sono conseguiti schieramenti di pattugliatori grechi lungo le coste libiche durante tutto il corso del mese.
I RESPINGIMENTI IN MARE. Oltre ai dati sulle morti e i dispersi in mare, forniamo qui anche quelli dei push-back, ovvero i cruenti respingimenti operati in mare dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Da inizio anno al 28 Giugno 2025, 11.526 persone in fuga dalla Libia sono state intercettate in mare e ricondotte nel Paese Nord-Africano. Solo nell’ultima settimana del mese, 397 migranti.
COSA ACCADE IN SUDAN? Dal 15 Aprile 2023, il Sudan è teatro di una guerra civile sanguinaria, di fatto omessa dai notiziari nazionali, tra le forze governative (SAF) e la milizia paramilitare Rapid Support Forces (RSF). La SAF controlla Khartoum e le regioni centro/nord/est. La RSF domina la maggior parte del Darfur occidentale. L’intensità del conflitto ha portato a decine di migliaia di morti (tra militari e civili), con oltre 24.000 decessi confermati finora. Solo nel Nord Kordofan, il 24 Giugno, un attacco all’ospedale di al‑Mujlad ha ucciso più di 40 persone, incluse 6 bambini e 5 operatori sanitari. I civili vengono costantemente attaccati con bombardamenti e raid sui mercati; sparano sui convogli umanitari; danneggiate oltre 150 strutture sanitarie, con 318 morti e 273 feriti tra gli operatori sanitari. Ne consegue un crescente numero di sfollati e rifugiati. Ad oggi, una stima per difetto calcola dai 10 agli 11 milioni di sfollati interni; oltre 4 milioni tra rifugiati o richiedenti asilo nei paesi vicini di cui: 1,5 milioni in Egitto, 1,1 milioni in Sud Sudan, 850 mila in Ciad. La crisi umanitaria e sanitaria che ne deriva è probabilmente la più grave del mondo. Si registrano casi di fame acuta: circa 26–30 milioni di persone in grave rischio di malnutrizione, con una carestia già conclamata in Nord Darfur e a Nuba Mountains. Le epidemie si propagano: oltre 78.500 casi di colera (1.854 morti) in 14 stati e casi crescenti di morbillo.
Perché è importante oggi? Perché in Sudan è in corso la più grave crisi umanitaria al mondo che, ha implicazioni gravissime per la stabilità geopolitica di tutto il continente africano (dirimpettaio europeo) e per salute pubblica in un mondo globalizzato. La tragedia si estende ben oltre i confini sudanesi, coinvolgendo regioni confinanti e la risposta umanitaria internazionale.
COSA ACCADE IN EGITTO? La situazione in Egitto nei confronti di rifugiati e di migranti, in particolare di cittadini sudanesi, continua ad essere sotto crescente pressione repressiva. Fino a fine Marzo 2025, le autorità egiziane avrebbero deportato quasi 21.000 sudanesi per “presenza illegale” o violazioni normative. I migranti vengono arrestati e condotti in centri di detenzione inumani, meglio descrivibili come capannoni sovraffollati, senza alcun servizio di base, senza cure mediche adeguate e soprattutto, infestati dai topi (“rat‑infested warehouses”). Peggiorano il quadro, la legislazione restrittiva e le barriere burocratiche. Con la nuova legge sui rifugiati del Dicembre del 2024, il Governo egiziano ha assunto il controllo diretto delle registrazioni UNHCR, riducendo drasticamente i permessi per protezione internazionale. Inoltre, sono state introdotte tasse elevate (es. 1.000 $ per ottenere o rinnovare permessi di soggiorno) che, hanno escluso molte persone dall’accesso alle vie legali. L’UE ha firmato un pacchetto da 7,4 miliardi Euro verso l’Egitto, parte dei quali sostiene queste politiche migratorie di controllo e deportazione. I migranti sono sempre più dipinti come “onere economico” nei media statali, giustificando così retate ed espulsioni. Con queste politiche repressive, di fatto, gli “irregolari”, tra cui i rifugiati sudanesi, sono spinti a dirigersi in Libia, da dove poi tenteranno di raggiungere l’Europa. Esattamente il risultato opposto rispetto a quello che si supponeva di raggiungere.