REPORT MEDITERRANEO CENTRALE MARZO 2025

DI ELEANA ELEFANTE.

IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO SUOI RIMPATRI E IL QUINTO DECRETO DEL GOVERNO PER IL CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

Nel mese di Marzo 2025, l’Italia ha registrato una diminuzione del 66,34% degli sbarchi di persone migranti. Nel mese di Marzo appena concluso, 2.407 persone hanno raggiunto le nostre coste. Nel medesimo mese del 2024 ne arrivarono 6.857. Il dato, apparentemente positivo, non corre di pari passo né con il numero dei naufragi (in aumento le vittime), né con le repressioni e le violenze quotidianamente registrate nei Paesi di transito, né tantomeno con il computo complessivo annuo degli sbarchi. Infatti, da Gennaio, già 9.215 persone hanno raggiunto le nostre coste, contro le 11.416 di tutto il 2024. Prevedibile dunque, una ulteriore incremento di questi con l’arrivo della stagione calda.

Le principali nazionalità dei migranti arrivati in Italia includono:

  • Bangladesh: 3.449 arrivi​
  • Pakistan: 1.335 arrivi
  • Egitto: 820 arrivi
  • Siria: 815 arrivi​
  • Eritrea: 510 arrivi​

In totale, su tutto il territorio nazionale sono presenti  136.803 persone, distribuite tra centri di accoglienza (98.506) e centri SAI (38.207).

Minori Non Accompagnati

Da inizio anno, si sono registrati 1.149 minori non accompagnati tra le persone arrivate nel nostro Paese, contro gli 8.043 di tutto il 2024. La necessità di adottare misure di protezione e supporto dedicate, resta tra le principali priorità e sfide da affrontare.

L’ultimo naufragio, avvenuto a 18 miglia da Lampedusa, si è consumato il 19 Marzo. ​Il bilancio delle vittime è pesantissimo: 7 salme, 40 dispersi e 10 sopravvissuti (tra cui 4 donne). Erano partiti in 56 da Sfax (Tunisia) la notte tra il 16 e 17 Marzo. Il gommone di 10 metri su cui viaggiavano si è sgonfiato dopo le prime 24h di navigazione. Nonostante svariate segnalazioni, nessuno li ha soccorsi. Camerun, Costa d’Avorio, Mali, e Guinea le nazionalità dei naufraghi, rimasti alla deriva per giorni. Da inizio anno, almeno 250 persone risultano morte o disperse nel Mediterraneo centrale. La rotta su cui si trova l’Italia, lascia circa 24.630 morti dal 2014 e nessun segnale sembra prospettare un miglioramento nel coordinamento di ricerca e soccorso. Da inizio anno, 4.767 persone sono state intercettate e respinte in Libia.

Intanto, la Commissione Europea ha presentato l’11 Marzo 2025 una proposta legislativa per un nuovo Regolamento sui Rimpatri, destinato a sostituire la precedente direttiva. Questo regolamento mira a uniformare le procedure di rimpatrio tra i 27 Stati membri dell’UE, prevedendo Centri di Rimpatrio (CPR) in Paesi terzi e rafforzando la cooperazione fra le Autorità frontaliere. ​ Inoltre, per determinare le procedure di rimpatrio, oltre ad essere in fase di revisione la stessa definizione di “Paese Sicuro”, è stato introdotto il criterio di “Paese Terzo Sicuro”. L’obiettivo è ampliare le possibilità di espulsione dei migranti il cui diritto all’asilo è stato negato. Tra le novità, Brunner, Commissario Europeo per gli Affari Interni e la Migrazione, ha pensato di introdurre un modulo comune, condiviso sul database di Schengen, che permetterà a tutti gli Stati membri di accedere agli ordini di espulsione emessi negli altri Paesi. In questo modo si cercherà di limitare la circolazione dei migranti che, dopo essere stati giudicati non idonei in uno Stato Ue, si spostano in un altro Stato dell’unione per presentare una nuova domanda d’asilo. Le procedure di espulsione saranno considerate valide in tutta l’area Schengen, secondo il principio, più volte sottolineato, che “chi deve lasciare un Paese dell’Ue, deve lasciare tutta l’Ue”. Altra novità di rilievo sarà poi la creazione dei cosiddetti “return hubs”, cioè degli hub di rimpatrio costruiti in Paesi terzi, a cui destinare i migranti che hanno già ricevuto un ordine di espulsione e che sono in attesa di essere rimpatriati. Il modello di riferimento richiama i due centri di Shëngjin e Gjadër realizzati dall’Italia in Albania, sebbene qui il Governo italiano non sia ancora riuscito nell’ambiziosa operazione di trattenere persone migranti ancora in attesa di presentare domanda di asilo. Le nuove procedure prevedrebbero dunque due ipotesi: o restituire i migranti raggiunti da decreto di espulsione ai rispettivi Paesi d’origine (qualora rientrino fra i Paesi Sicuri elencati e, qualora vi sia, alla base, un accordo per rimpatrio con le Autorità di questi Paesi); o trasferirli in Paesi terzi considerati sicuri. In questa seconda ipotesi si aprirebbero infiniti possibili scenari e relativi dubbi. Infatti, quale Paese terzo avrà interesse a dare il consenso a ricevere centinaia di migranti di etnie disparate, espulsi dall’ Europa? A quale prezzo? Chi farà fronte ai costi per una simile operazione? ​

Questo nuovo quadro giuridico mira ad affrontare l’attuale basso tasso di rimpatri che, ad oggi, si attesta intorno al 20% a livello europeo (1 migrante su 5) e meno del 10% in Italia (1 migrante su 6). Nel 2024, su 20.460 ordini di espulsione emanati sul territorio nazionale, solo 3.215 persone sono state effettivamente rimpatriate. La Commissione Europea prevede che, entro il 1º luglio 2027, gli Stati membri abbiano implementato modalità adeguate per trattare efficacemente gli ordini europei di rimpatrio.

“I Centri in Albania funzioneranno!”. E’ il mantra che da mesi ripete il/la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nonostante la proposta dell’UE sia ancora in fase di negoziazione e potrebbe subire modifiche prima della sua eventuale adozione definitiva, il Governo italiano, il 28 Marzo, si è affrettato a emanare un nuovo Decreto per la gestione dei centri in Albania, sino ad oggi vuoti. E’ il quinto Decreto Legge in materia di immigrazione emanato dall’attuale esecutivo.​ Quest’ultimo dovrebbe trasformare le strutture in Albania, inizialmente create per espletare le Procedure Accelerate di Frontiera, ovvero quelle dedicate ai migranti intercettati in acque internazionali e/o SAR (uomini maggiorenni, sani e legittimati a richiedere l’asilo politico/protezione internazionale), in Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr).

Il nuovo DECRETO-LEGGE 28 marzo 2025, n. 37, denominato “disposizioni urgenti per il contrasto dell’immigrazione irregolare”, è stato immediatamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GUSerie Generale n.73 del 28-03-2025), entrando così in vigore già dal 29 Marzo 2025. Nel comunicato stampa rilasciato dal Governo si legge, tra le varie: “Le misure introdotte mirano a sfruttare a pieno le potenzialità delle strutture realizzate in Albania in base al Protocollo Italia-Albania del 6 novembre 2023, rafforzando il sistema dei rimpatri e consentendo il trasferimento non solo degli stranieri ritrovati all’esterno del mare nazionale o a seguito di operazioni di search and rescue (SAR) ma anche di quelli attualmente trattenuti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) italiani e destinatari del provvedimento di espulsione. Il testo, tra l’altro, prevede la possibilità di trasferire presso la struttura per il rimpatrio ubicata nella località di Gjadër, anche gli stranieri destinatari di provvedimenti di trattenimento convalidati o prorogati in quanto già destinatari di una decisione di rimpatrio. Il trasferimento non fa venire meno il titolo del trattenimento già convalidato o prorogato dall’autorità giudiziaria (pericolo di fuga, soccorso allo straniero, accertamenti supplementari sull’identità o nazionalità, acquisire i documenti per il viaggio o la disponibilità di un mezzo di trasporto idoneo) e non produce effetti sulla procedura amministrativa – di espulsione o di respingimento – cui lo straniero è sottoposto. Inoltre, si attribuisce alla Direzione Centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno il potere di assegnazione dello straniero al CPR più vicino e la possibilità di trasferire lo straniero trattenuto in altra struttura analoga, comprese quelle albanesi. La convalida del trattenimento non preclude la possibilità di disporre il trasferimento, in ogni momento, in altro centro. In tale evenienza, ciò non pregiudica il titolo del trattenimento già adottato e non richiede un ulteriore provvedimento di convalida da parte dell’autorità giudiziaria”.

In conclusione, la confusione regna sovrana.

In Italia abbiamo già un sufficiente numero di CPR. Quelli operativi, dislocati su tutto il territorio, sono 10 su 12 disponibili. In questi luoghi sono trattenuti i cittadini stranieri raggiunti da un provvedimento di espulsione e in attesa di rimpatrio. L’effettiva occupazione di questi CPR è di fatto bassissima. Si stima che si aggiri intorno al 53% rispetto alla loro massima capacità di capienza. Perché, dunque, trasferire in Albania i migranti recuperati in mare o già trattenuti nei CPR mezzi vuoti presenti sul territorio nazionale? Quanto costerà riconvertire la destinazione d’uso della struttura di Gjader, trasferire lì i migranti e il personale necessario alla gestione di questi centri presso uno Stato terzo? Va altresì precisato che, per trasferire all’estero un migrante già presente sul suolo italiano, occorre, per legge, l’autorizzazione dello stesso.

Sino ad oggi non abbiamo ancora colto i frutti di queste farraginose e dispendiose politiche sull’immigrazione. Normative sempre più stringenti, restrittive e rigorose, di fatto non hanno fermato le partenze, non hanno evitato i naufragi e non hanno aumentato i rimpatri. Di contro, hanno impedito la realizzazione di quelle sfide di inclusione, integrazione e accoglienza che, soprattutto alla luce delle crisi geopolitiche in corso e dei conflitti attuali, andrebbero più saggiamente perseguite. Vecchie lacune si sommano alle nuove sfide, rendendo ancora più essenziale monitorare e valutare gli effetti delle ultime normative, anche rispetto alla tutela dei diritti di ogni singolo individuo.