REPORT MEDITERRANEO CENTRALE OTTOBRE 2024

IL FLOP ALBANIA: DAI CPR VUOTI, AL DECRETO LEGGE “PAESI SICURI”, SINO ALLE RETI DEI TRAFFICANTI IN CASA NOSTRA

DI ELEANA ELEFANTE

Dall’inizio dell’anno, sono arrivate 55.049 persone migranti sulle nostre coste. Un calo del 62% rispetto al 2023 quando, nello stesso periodo, si contavano 144.035 arrivi. Diversi fattori hanno contribuito a questa diminuzione, tra cui i cambiamenti delle rotte migratorie e gli accordi con i paesi di transito, in particolare con la Tunisia. Nonostante il calo, l’Italia continua a fronteggiare i flussi migratori come un’emergenza, demandando, parte della gestione degli arrivi all’Albania. Sono milioni gli sfollati e i  rifugiati in diverse aree del Nord Africa e del Medio Oriente. Conflitti, instabilità politiche, persecuzioni religiose e di genere e, non da ultimo, i cambiamenti climatici, sono solo alcune delle cause che porteranno in crescita le migrazioni. Nonostante ciò, nessun canale legale sicuro sembra volersi aprire.

SBARCHI. Nell’ultima settimana del mese il numero delle imbarcazioni nel Mediterraneo centrale sembra essersi notevolmente ridotto. Nel mese di Ottobre si sono registrate 5.358 persone contro le 10.277 dello stesso mese nel 2023.​ Le nazionalità prevalenti sono: Il Bangladesh con 11.180 persone; la Siria con 10.554 persone; la Tunisia con 7.289 persone. Seguono l’Egitto con 3.629 persone e la Guinea con 2.983 persone. I minori non accompagnati rappresentano circa il 12% degli arrivi, ovvero 6.915 minori contro i 18.920 di tutto il 2023.

NAUFRAGI. L’ultima tragedia del mare conosciuta è del 29 Ottobre, giorno in cui 12 migranti egiziani hanno perso la vita a circa 60 Km da Tobruk, Libia. La loro barca con 13 persone a bordo, si è capovolta segnando un altro tragico incidente nel Mediterraneo centrale. Solo un sopravvissuto è stato salvato ed è ora sotto “le cure” delle autorità libiche. Fonti di sicurezza egiziane confermano che i migranti erano originali dei governatorati di Sharqia e Gharbia in Egitto. Questa tragedia si aggiunge all’aumento del bilancio delle vittime nel Mediterraneo. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), più di 2.500 migranti sono morti tentando di attraversare il mare finora nel 2024. Nell’ultima settimana del mese, tra il 20 ed il 21 Ottobre, 2 imbarcazioni partite da Azzawya sono naufragate davanti alle coste libiche. 18 i corpi restituiti dal mare. Restano disperse altre17 persone. L’assenza di rotte migratorie sicure e l’inasprimento delle politiche di frontiera europee continuano a costringere molti migranti a tentare questi pericolosi attraversamenti, con la Libia che rimane un punto di transito chiave.

PUSHBACK. Il 29 Ottobre, in piene acque europee, per la precisione a Lesvos, la Guardia Costiera greca ha respinto e speronato un gommone sovraffollato di uomini, donne e bambini partiti dalle coste turche. Un video diffuso da Refugees in Libya testimonia la violenza e la disumanità del respingimento, illegale e in netta violazione dei diritti sanciti dagli ordinamenti e dai trattati europei ed internazionali. Da inizio anno, in Libia, paese noto per tali pratiche, circa 19.010 persone sono state intercettate e respinte in mare. Da Gennaio 531 persone hanno qui perso la vita mentre 754 risultano ad oggi ancora disperse.

Il Mediterraneo continua ad essere una rotta pericolosa per i migranti che tentano di raggiungere l’Europa. Non avere vie legali d’accesso li costringe a cadere nelle reti senza scrupoli di contrabbandieri e trafficanti che spesso li mandano a morire su barche sovraffollate e non sicure. Nonostante l’oscurantismo mediatico su ciò che quotidianamente avviene fra le nostre acque, decine e decine di barche continuano a partire dalla Libia, sulle cui coste si interfacciano, indisturbate, diverse organizzazioni criminali, facilitate dall’instabilità politica e dai deboli controlli delle frontiere. In senso opposto di sta muovendo l’Egitto che ha, recentemente, adottato leggi severe contro l’immigrazione irregolare e la tratta di esseri umani, rafforzando, in parallelo, la sicurezza delle frontiere per prevenire partenze non autorizzate dalle sue coste. Inoltre, l’Egitto sta costantemente invitando i paesi vicini e i partner internazionali a prendere misure decisive contro i trafficanti. Nonostante gli sforzi, le reti di traffico di esseri umani rimangono attive, sfruttando la disperazione dei migranti in cerca di un futuro migliore. Recenti documentazioni, testimoniano l’inasprimento di altre rotte come quella della Turchia verso le vicine isole greche e non solo. A Crotone, un blitz denominato “Operazione Levante” della Guardia di Finanza, coordinato dalla Dda del capoluogo calabrese, ha smantellato una vera e propria “agenzia di viaggio” ramificata tra Iraq, Turchia, Grecia e Francia e radicata a Crotone. I costi per la traversata oscillavano tra i 7mila e i 10mila Euro a cui aggiungere poi le spese di spostamento in bus sul territorio italiano con biglietti maggiorati del 3% e infine circa 350 euro per l’attraversamento del confine a Ventimiglia con l’ausilio dei cosiddetti “passeur”, per un totale di circa 15mila euro. Sono state eseguite 13 ordinanze di custodia cautelare. L’organizzazione era dedita alla gestione del trasporto via mare di migranti irregolari provenienti, prevalentemente, dal Medio Oriente e da Paesi Asiatici come Iraq, Iran, Kurdistan, Afghanistan, Pakistan, Siria, Libano e diretti verso le coste calabresi. Nelle intercettazioni i migranti venivano definiti dai trafficanti con termini come “pecore” e “piccioni”. Nell’ambito delle indagini sono stati inoltre sequestrati tre esercizi commerciali (due minimarket e un negozio di telefonia) dove si eseguivano, con il cosiddetto sistema Hawala, operazioni di “money transfer” illegale con sede a Ventimiglia, Roma e Milano. La “cellula” italiana era una vera e propria agenzia di viaggio illegale che attingeva soprattutto dal bacino di migranti non richiedenti asilo che si trovavano nel Cara di Isola Capo Rizzuto. L’organizzazione criminale aveva inoltre una grande disponibilità di passaporti in Turchia che venivano forniti ai migranti al costo di 700 fino a 1.500 euro per consentire gli spostamenti, oltre ad una grande quantità di passaporti veri in bianco, soprattutto iracheni, utilizzati anche da organizzazioni terroristiche. Tali circostanze sono emerse da un’intercettazione agli atti dell’inchiesta. Nella conversazione, uno degli indagati, parla con uno degli arrestati di un passaporto di cui quest’ultimo aveva bisogno. Il primo indagato, Mhamad AbdulaTahsin, faceva quindi presente di essere in grado di procurargli quanto richiesto, in quanto disponeva di moduli in bianco, provenienti dall’Iraq, che venivano utilizzati da organizzazioni terroristiche e ricordava un episodio nel quale aveva già favorito in tal senso un soggetto, a suo dire, un trafficante di migranti.

Il flop del primo trasferimento in Albania. Il primo trasferimento in terra albanese è avvenuto il 16 Ottobre (ben 5 mesi dopo la data prevista per l’inizio del nuovo protocollo Italia/Albania). Un gruppo di 16 persone di nazionalità egiziana e bengalese, intercettato e soccorso nella precedente notte dalla Guardia Costiera italiana in acque internazionali (zona SAR tunisina), è stato condotto nelle strutture realizzate a Shengjin e Gjader, a bordo della nave Libra della Marina Militare. Questo primo trasferimento in Albania è stata un’operazione durata una manciata di ore, sollevando diverse criticità. Infatti, tra i 16 migranti trasferiti, vi erano 2 minori e 2 persone con vulnerabilità di salute e pertanto sono stati immediatamente rimpatriati in Italia, a Brindisi. Gli altri 12 migranti sono stati, all’indomani dall’arrivo in Albania, riportati anch’essi in Italia, a Bari stavolta, a causa della decisione presa dal Tribunale di Roma, chiamato a esaminare le richieste per la convalida dei trattenimenti disposti dalla Questura di Roma ai sensi del protocollo Italia-Albania. I Giudici, con sentenza del 18 Ottobre 2024, in sintesi, non hanno convalidato il trattenimento di quest’ultimi nei CPR albanesi, disponendo il rimpatrio in Italia. I trattenimenti non sono stati convalidati in applicazione dei principi, vincolanti per i giudici nazionali e per la stessa Amministrazione, enunciati dalla recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 4 ottobre 2024. Il diniego della convalida dei trattenimenti nelle strutture ed aree albanesi equiparate alle zone di frontiera o di transito italiane è dovuto “all’impossibilità di riconoscere come “paesi sicuri” gli Stati di provenienza delle persone trattenute (Egitto e Bangladesh), con la conseguenza dell’inapplicabilità della procedura di frontiera e, come previsto dal Protocollo, del trasferimento al di fuori del territorio albanese delle persone migranti, che hanno quindi diritto ad essere condotte in Italia”. Il Governo italiano, ha reagito con disappunto a questa sentenza, sottolineando le difficoltà e le complicazioni legali derivanti dall’accordo con l’Albania​ e rispondendo alla magistratura con un nuovo Decreto Legge.

Il Decreto Legge 158/2024 introduce misure significative riguardanti la gestione dei migranti e la definizione dei “Paesi Sicuri”. Ecco alcuni dei punti principali:

  1. Definizione di Paesi Sicuri: Il decreto stabilisce una lista di paesi considerati sicuri per i migranti. I cittadini provenienti da questi paesi possono essere sottoposti a procedure accelerate di rimpatrio, dato che si presume che non abbiano diritto a protezione internazionale.
  2. Procedure Accelerate: Per i richiedenti asilo provenienti da paesi ritenuti sicuri, le procedure di esame delle domande di asilo possono essere accelerate. Questo significa che i tempi per l’esame delle domande saranno significativamente ridotti.
  3. Rimpatrio e Accoglienza: Il decreto prevede misure per facilitare il rimpatrio dei migranti provenienti da questi paesi, rendendo più difficile l’accesso all’accoglienza in Italia per coloro che non possono dimostrare la necessità di protezione.
  4. Controlli e Sorveglianza: Sono previste anche misure di sorveglianza e controllo per garantire che le procedure siano rispettate e che non ci siano abusi.
  5. Cooperazione Internazionale: Il decreto incoraggia la cooperazione con altri stati per il rimpatrio dei migranti e per il rafforzamento dei confini esterni dell’Unione Europea.

Queste misure, sempre secondo il Viminale, sono state adottate nel contesto di un aumento degli sbarchi e delle sfide legate alla gestione dell’immigrazione in Italia (peccato però che, ad oggi, non vi sia alcuna emergenza sugli sbarchi, come riscontrato dagli stessi dati emessi dal Ministero dell’Interno che vanta una riduzione significativa degli arrivi del 62%). Ne nasce così una questione compatibilità delle leggi italiane con le normative europee in materia di asilo e diritti umani tant’è che,  il Tribunale di Bologna, ha deciso di rimandare alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la decisione sul ricorso presentato da uno dei migranti del Bangladesh trasferito in Albania, chiedendo alla Corte quale tra le due normativa applicare. Il Tribunale ha espresso preoccupazioni specifiche riguardo alla recente legislazione italiana e alla sua applicazione nei casi di richiedenti asilo, in particolare in relazione ai diritti di protezione internazionale e alle procedure di rimpatrio. La decisione della Corte Europea sarà quindi fondamentale per chiarire come procedere in questi casi, influenzando le politiche italiane in materia di immigrazione e asilo.

Per quanto riguarda i costi, le cifre ufficiali sono variabili e imprecise. l’Italia si sta facendo carico di tutte le spese necessarie, incluse quelle per la costruzione, il mantenimento e il funzionamento delle strutture, stimando una spesa complessiva che oscilla da 600 a 800 milioni di euro entro il 2028. Solo per le forze dell’ordine, si prevede che Roma spenderà circa 300 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Ora i Cpr in Albania sono vuoti ma sorvegliati da circa 300 poliziotti italiani (di cui circa 135 funzionari e dirigenti) a nostro carico. Nel Question Time del 30 Ottobre al Senato il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha sostenuto che il trasferimento sulla grande unità della marina militare Libra dei 16 migranti è costato allo Stato solo 8.400 euro in più dei costi di gestione ordinari (che devono essere molto alti per un mezzo di quelle dimensioni ma soprattutto si sono rivelati inutili visto che, come era prevedibile, il viaggio si è rivelato inutile. Alla scrivente risulta invece che, questo via vai, disumano e grottesco, sia costato dai 18 ai 24 mila Euro a migrante.