Report Mediterraneo Centrale. Settembre 2025

di Eleana Elefante

Quando il mare diventa frontiera e la solidarietà sfida i blocchi.

Il Mediterraneo centrale continua a raccontarci storie di speranza e tragedia: barche affollate che sfidano onde e confini, persone in transito che cercano una via verso la salvezza. Settembre 2025 non fa eccezione: ogni approdo in Italia è il termine di un viaggio carico di rischi e aspettative. Dietro ogni numero, ogni sbarco, ogni soccorso, ogni vita salvata o persa,  c’è un intreccio di fattori umani, politiche, geografie, tensioni regionali e potenti interessi personali. In questo clima, espressione di una crescente perdita di tutela dell’interesse comune e di buon senso da parte della maggior parte delle istituzioni, avanza il dissenso popolare verso la disumanizzazione e l’inossernanza del diritto internazionale. Un movimento dal basso rappresentato dalle piazze, dai cortei, dai dibattiti pubblici e dalla Global Sumud Flotilla, intenta a forzare l’illegittimo blocco navale su Gaza imposto da Israele e, più in generale, nel chiedere il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni varate. La crisi palestinese resta un dramma di dimensioni crescenti, anche alla luce del “Piano di Pace (eterno)”, presentato nell’ultima conferenza stampa del Presidente Trump e Netanyhau del 29/09/2025. Questo report è pensato come un racconto a tutto tondo, aggiornato sul monitoraggio dei flussi migratori, in uno scenario dai contorni e dalle politiche che si riversano sul Mediterraneo, influenzandone le correnti.

Mediterraneo centrale: flussi migratori e sbarchi in Italia – Settembre 2025

Il trend complessivo sin qui registrato segnala un aumento degli sbarchi verso l’Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, rispetto agli anni precedenti, confermando pressioni migratorie accentuate. Un aumento crescente che si snoda principalmente sulla rotta del Mediterraneo centrale, con un elevato numero di vittime in mare. Da inizio anno al 30 settembre 2025, 50.548 persone hanno raggiunto le nostre coste. Nel medesimo periodo corrispondente allo scorso anno ne arrivarono 49.691. Un’onda costante che, nel mese di settembre, ha visto picchi giornalieri di sbarchi sino a 1.254 persone per giorno e che ha portato in un solo mese all’arrivo di 7.855 persone. A Settembre 2024 ne arrivarono 7.685. Le nazionalità prevalentemente conivolte nell’esodo sono: Bangladesh con 15.023 persone; Egitto con 6.882 persone; Eritrea con 6.548 persone. Seguono il Pakistan con 3.431 persone; il Sudan con 2.765 persone e la Somalia con 2.007 persone. I dati ci raccontano anche di tanti minori stranieri non accompagnati. Da inizio anno al 30 Settembre 2025 ne sono arrivati 9.156 contro gli 8.754 di tutto il 2024.  In totale, ad oggi, sul territorio nazionale sono presenti 142.087 minori non accompagnati, allocati nei centri di accoglienza, nei centri SAI e negli Hot Spot distribuiti per regioni.

A oggi, i dati indicano che nel 2025 si contano oltre 1.293 decessi stimati nel Mediterraneo. Nel solo Mediterraneo centrale, sulla rotta verso l’italia, da inizio anno sono già decedute 833 persone. Le partenze più frequenti continuano ad avere origine principalemente dalla Libia e da alcune coste in Tunisia e in Algeria, con imbarcazioni sempre più fatiscenti su tratte più insicure e meno pattugliate. Persistono condizioni critiche in mare: rischi elevati di naufragio, vittime incolpevoli e sempre più spesso invisibili, operazioni di ricerca & soccorso sottoposte a limiti logistici e politici.

A queste perdite si aggiungono migliaia di persone catturate in mare aperto dalla cosiddetta Giardia Costiera libica e riportate malamente in Libia, dove continueranno ad essere abusate, schiavizzate, torturate e ammazzate. Da inizio anno le vittime di Push-Back sono 19.264 di cui 16.640 uomini, 1.720 donne, 696 bambini e 208 dal gender non conosciuto. Oltre ai porti della tripolitania comunemente utilizzati per le partenze come quello di Zwara, Azzawya, Tripoli, questo mese si sono riscontrate partenze anche dai porti della cirenaica come Derna e Tobruck. La Libia resta un contesto regionale instabile con al suo interno governi deboli, conflitti latenti, mancanza di infrastrutture umanitarie, tutti fattori  che incentivano molti migranti a partire non solo per motivi economici, ma per sfuggire a insicurezza, violenza e collasso dei mezzi di sostentamento. Nonostante ciò e malgrado l’atteggiamento ostile della sedicende Guardia Costiera libica verso migranti e organizzazioni umanitarie, il Governo italiano intende comunque rinnovare, il 2 Novembre, il famigerato Memorandum con la Libia, siglato il 2 Febbraio 2017 e che si è sin qui rinnovato ogni triennio. L’Italia dimostra così di voler continua a negoziare ingenti accordi con paesi terzi quali Libia, Tunisia, Turchia, Albania ecc., volti a rafforzare i controlli alle frontiere e a gestire i centri di transito/detenzione, anche se fin’ora non hanno sortito gli effetti tanto decantati.

Gaza oggi: quadro umanitario e conflitto

La situazione a Gaza resta estremamente critica:gli attacchi militari proseguono nonostante siano in corso le 72 ore concesse ad Hamas da Netanyhau e Trump per accettare l'”accordo di pace eterna” presentato nella lunga conferenza stampa di lunedì 29 settembre. Le infrastrutture sanitarie e civili sono ormai irrimediabilmente danneggiate, il numero dei morti civili cresce di ora in ora (dalle 60 alle 100 vittime giornaliere) e la popolazione vive una condizione di sfollamento interno massiccio senza alcun luogo sicuro in cui trovare riparo. Le agenzie umanitarie segnalano carenza di acqua, cibo, medicinali, carburante e difficoltà logistiche nell’accesso agli aiuti. Questi vengono contigentati, autorizzati a singhiozzo e con una discrezionalità criminale almeno quanto le modalità di esecuzione di questo massacro. Israele vieta la distribuzione di biscotti, miele, marmellata perchè considerati beni con un alto apporto calorico e pertanto non in linea con il piano di carestia messo sin qui in atto. La Global Sumud Flotilla si inserisce in questo contesto come azione politica concreta che mira ad aprire un corridoio marittimo di aiuti umanitari permanente. In queste ore la Flotilla, con le sue 44 imbarcazioni e con circa 500 attivisti a bordo provenienti da tutto il  mondo, è a meno di 100 MN da Gaza, hanno cioè superato il punto in cui la precedente spedizione della Madleen, a giugno, era stata intercettata dalla marina israeliana. Gli occhi del mondo sono tutti puntati sul Mediterraneo. Il Ministro degli Esteri Israeliano Gideon Sa’ar definisce il gesto degli attivisti una “provocazione di “Hamas-Sumud” e lancia loro un appello: “Non è troppo tardi per fermarvi. Vi preghiamo di consegnare qualsiasi aiuto in vostro possesso in modo pacifico attraverso il porto di Cipro, la marina di Ashkelon o qualsiasi altro porto della zona verso Gaza”.  

Teniamo alta l’attenzione.